A.A.A. Imposta di soggiorno cercasi

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Spunta soprattutto nella stagione estiva e se ne perdono le tracce con l’arrivo di settembre.

No, non stiamo parlando di una specie protetta in via di estinzione né di un raro esemplare di fauna marina. L’imposta di soggiorno, il balzello che fa storcere il naso agli albergatori, fa lievitare il costo della vacanza ai turisti e fa scappare i Tour Operator, è uno strumento in mano alle amministrazioni per migliorare i servizi turistici e innalzare la qualità del soggiorno per chi visita il territorio e per chi lo vive quotidianamente.

Ma è davvero così?

La sua regolamentazione stabilisce che il gettito derivante dall’imposta di soggiorno deve essere destinato a finanziare interventi in materia di turismo, manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali e dei relativi servizi pubblici locali. 

Tuttavia, in barba anche alle leggi in materia di trasparenza della pubblica amministrazione, di questo corposo ammontare non si conosce né l’ammontare né la destinazione tanto che, a volte, si è portati a credere non sia mai esistita, come nel più classico dei giochi di prestigio.

Grazie al lavoro dell’Osservatorio Nazionale sulla Tassa di Soggiorno si è scoperto infatti che – come riportato in un articolo del sito Affari Italiani – le amministrazioni comunali non hanno realmente reinvestito i proventi della tassa di soggiorno nel turismo, trasformandola ben presto in un’imposta generica, utilizzata per ripianare il deficit di bilancio. “Gli incassi del balzello – prosegue l’articolo – non vengono reinvestiti per potenziare i servizi turistici e tutelare i beni culturali, come vorrebbe la legge, ma finiscono per foraggiare la spesa corrente e alcune finalità sociali poco chiare”.

Strano, vero? Mh.

Eppure basterebbe la buona volontà di amministratori lungimiranti che, di concerto con associazioni, cittadini, operatori turistici e turisti stessi, attuino un regolamento basato sulla partecipazione e sulla trasparenza per le iniziative da proporre con il gettito derivante dalla tassa di soggiorno. Un percorso che, tanto per fare un esempio, ha portato il comune di Marciano ad attivare più di 30 progetti, dai corsi di formazione per commercianti ed operatori ai press tour, dalla partecipazione a fiere alla realizzazione di un piano editoriale del sito web, fino allo sviluppo di mappe professionali dedicate ai nuovi turismi (cicloturismo, escursionismo, trekking).

SI-PUÒ-FARE! diceva il dott. Frederick von Frankenstein mentre dava vita alla sua mostruosa creatura.

Il turismo come l’abbiamo sempre conosciuto è finito da un pezzo: occorre ripensare l’offerta, la promozione, la commercializzazione. Le destinazioni devono affrontare le novità di un settore profondamente rivoluzionato dalle tecnologie e dai comportamenti dei viaggiatori.

Piaccia o no, la tassa di soggiorno è una realtà ormai consolidata: se usata bene, può rappresentare un punto di forza per iniziative e servizi di promozione del territorio; diversamente, sarà percepita come l’ennesimo ingiusto prelievo forzato che non apporta alcun vantaggio a operatori e viaggiatori.

Siamo ancora disposti a perdere ulteriori turisti per una visione miope del territorio?

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