Bit Milano 2019

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Come ogni anno, è la Borsa Internazionale del Turismo di Milano a inaugurare la serie di appuntamenti che
coinvolgono gli attori che operano nel settore turistico. Da qualche anno, inoltre, è il palcoscenico su cui si
ergono a protagonisti i racconti delle nuove idee di business e delle Startup che stanno cambiando il
mercato, interpretando i bisogni di cambiamento dei nuovi viaggiatori.
In occasione di Bit 2019, in particolare, sto coordinando i lavori dell’Arena BeTech, un palinsesto di 40
appuntamenti su turismo e digitale in cui founder di aziende e Startup hanno occasione di spiegare alla
platea le novità del settore e il modo in cui il loro business è in grado di soddisfare i bisogni dei consumatori
di turismo. Mi viene spontaneo, dunque, fare alcune riflessioni su un mondo che è in continua evoluzione
all’interno di un sistema che spesso sembra soffocarlo.
D’altra parte i dati sono significativi: le attività turistiche muovono oltre il 5 per cento del Pil e oltre il 6 per
cento degli occupati del Paese, un milione e mezzo di occupati diretti e, se comprendiamo tutto l’indotto,
un lavoratore su sei impiegato in attività che ruotano intorno al settore turistico. Numeri impressionanti
per un Paese in cui il Ministero del Turismo sembra ancora non aver trovato casa, i sindacati parlano di
tutto tranne che dei lavoratori che operano nel turismo e non si vede all’orizzonte lo straccio di un Piano
Industriale centrato su questa grande risorsa. Va da sé che, nel frattempo, grazie anche alla nostra scarsa
capacità di promo-commercializzazione (abbiamo il mare più bello non è propriamente una “strategia”) e
ad un certo tipo di offerta che ha visto il turismo come il nuovo Eldorado in cui riversare i propri
investimenti, senza un minimo di formazione e di preparazione degli addetti nella filiera, i viaggiatori
stanno già scegliendo altre destinazioni. Però, si sa, a furia di ripetere che l’Italia potrebbe vivere di turismo,
impavidi imprenditori e ragazzi visionari c’hanno creduto davvero e hanno avviato iniziative molto
interessanti, nonostante l’immobilismo nazionale.
In Bit 2019 sto conoscendo Startup che offrono esperienze di nicchia nel mondo della nautica, che
realizzano vacanze realmente pet-friendly, che offrono sistemi di realtà virtuale e intelligenza artificiale per
migliorare le performance delle strutture ricettive.
Prima capiamo che il turismo non è un’economia a sé stante – manifattura, artigianato, agricoltura, food
sono economie che integrano e rafforzano l’offerta di un settore che non è appannaggio solo di strutture
ricettive e ristoranti – prima ci accorgeremo che se il mondo del lavoro non è più quello di dieci anni fa
allora occorre un approccio diverso, un’inversione di cultura. Occorre capire che urge ricreare le condizioni
affinché giovani e meno giovani trovino luoghi dove inventarsi e reinventarsi, far capire che bisogna passare
dalla mentalità di cercare un lavoro a quella di creare un lavoro.
I territori e le destinazioni possono diventare enormi laboratori a cielo aperto dove sperimentare soluzioni
per l’economia turistica e quella ad esso connessa, dove hotel e cantine possono ospitare non solo
viaggiatori ma anche professionisti e nuove idee di business in grado di risolvere i problemi di migliaia di
aziende e di nuovi consumatori. Nessuno può tirarsi fuori da questa sfida: se tecnologie e mobilità hanno
modificato i paradigmi del lavoro stesso, adesso servono idee e nuovi luoghi in cui farle fermentare.

 

(editoriale su La Gazzetta del Mezzogiorno del 11.02.2019)

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