Turismo e Digitale: organizzare l’offerta turistica della destinazione

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Siamo ad un bivio cruciale per il futuro del comparto turistico: da un lato c’è la possibilità di crescere innescando un circolo virtuoso che coinvolga tutte le attività economiche locali, dall’altro lato vi è una irrazionale e disorganizzata corsa all’oro destinata a consumarsi nel giro di poche stagioni.

I più lungimiranti lo dicono da tempo, è vitale che il Salento si doti di una Destination Management Organization (DMO) che favorisca l’integrazione dei servizi offerti dagli operatori della filiera turistica locale e che contribuisca a valorizzare e promuovere le peculiarità culturali, ambientali ed enogastronomiche del territorio.

Ma cosa è una DMO e perché l’entroterra salentino ne ha urgente bisogno? Ne abbiamo parlato con Luca Caputo, esperto di Digital Marketing e docente a contratto presso l’Università del Salento, membro di un Advisory Board permanente istituito in BiT ( Borsa Internazionale del Turismo) e componente dell’ultimo gruppo di lavoro del Laboratorio sul Turismo Digitale, promosso dal MIBACT.

Cosa è una DMO è perché il Salento ne ha urgentemente bisogno?
La DMO è, fondamentalmente, un’organizzazione per la gestione integrata ed ottimizzata della destinazione turistica. L’idea di base è quella di creare un network tra diversi stakeholder locali, sia pubblici che privati, per implementare una strategia comune che porti benessere economico alle comunità, nel rispetto dei luoghi. Oggi, in Salento, vi è un’offerta di prodotti turistici polverizzata e senza una DMO che coordini e mantenga degli standard di qualità il mercato sarà presto saturo di piccoli centri di interesse che si faranno la guerra ribassando i prezzi ed offrendo servizi sempre più scadenti. Le svendite non portano ricchezza, non la portano agli imprenditori e non la portano al territorio.

Quale futuro senza strutturazione?
Senza una strutturazione il turismo sarà l’ennesima meteora economica che consuma il territorio senza lasciare nulla alle comunità locali.
Il turista contemporaneo ricerca avventure da poter raccontare agli amici una volta tornato a casa, è per questo che si parla tanto di “turismo esperienziale” ed una DMO deve valorizzare l’anima più autentica di questa terra creando una fitta rete di esperienze da vendere ai turisti. Se non riusciremo a trasformare gli antichi riti delle massaie salentine in una fonte di ricchezza non saremo altro che un presepe vivente che viene allestito solo per l’estate.

La strutturazione di una DMO può contribuire alla destagionalizzazione?
Non mi piace parlare di destagionalizzazione, credo sia giunto piuttosto il momento di stagionalizzare differenti segmenti di mercato. Ogni turismo ha la sua stagione, ogni viaggiatore ha una differente motivazione che lo spinge a fare un biglietto aereo e compito di una DMO è anche intercettare, interpretare e soddisfare proprio quella voglia di evadere, generando incoming sul territorio per 365 giorni all’anno.

In Italia ci sono DMO valide?
Sì, in Centro e Nord Italia ci sono alcuni esempi virtuosi. In Lombardia La Strada del Franciacorta sta svolgendo un grande lavoro di promozione del territorio attraverso la creazione di esperienze di viaggio molto ricercate dai visitatori e anche nelle Langhe ci sono realtà esemplari che hanno saputo conciliare le esigenze di sviluppo turistico con la salvaguardia di un patrimonio naturale e storico prezioso.

di Armenia Cotardo (fonte http://www.leccenews24.it/turismo/destination-management-organization-salento.htm)

 

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